giovedì 18 gennaio 2018

Vaniglia, vaniglia e ancora vaniglia // La bacca che visse tre volte



Chi mi legge da un po' sa che non amo la vanillina, anche se ammetto che usata con giudizio può avere il suo perché.

Purtroppo però, quel che non mi va giù, è che la vanillina altro non è che un'essenza chimica e, in qualunque modo la mettiate, nient'altro che un inganno per i nostri sensi.

So che la vaniglia ha un costo estremamente elevato, ma è qui che vi vengo in soccorso io.
Certo, non ho il magico potere di farvi spendere meno nell'acquisto della materia prima, ma posso mostrarvi come utilizzarla fino all'ultimo grammo.

Il primo step è usare i semini che si trovano all'interno di ogni baccello: sono sicura che avrete visto più di uno chef aprirne uno per la lunga e grattare via dei grumetti di pasta scura.

Questa parte è il top del top per i dolci, l'anima assoluta della vaniglia.

Usatela bene e godetene tanto.

Baccelli di vaniglia "esausta"

Quel che ci rimane a questo punto è il baccello "vuoto", che si può comunque utilizzare per infondere la panna o il latte per una crema, infilarla in un vaso di zucchero per aromatizzarlo, per realizzare un estratto alcolico, o qualsiasi altra preparazione che preveda un'infusione.

Ma ci stiamo solo scaldando.

Una volta utilizzati i baccelli come più preferite, non li buttate.
Se li avete usati per una crema, sciacquateli bene e lasciateli asciugare per qualche giorno.
Potete recuperarli di volta in volta dopo ogni preparazione, conservandoli -asciutti- in un vasetto dedicato.

Quando ne avrete una bella manciata, passare allo step successivo:

Estratto di vaniglia -in pasta-

  • 200gr di zucchero superfino
  • 200ml di acqua
  • 3 cucchiaini (circa 50gr) di glucosio (facoltativo ma consigliato*)
  • 10-15 baccelli di vaniglia "esausta"


In un piccolo, ma potente, frullatore (meglio ancora un macina caffè pulito o un macina spezie) frullate grossolanamente lo zucchero con i baccelli di vaniglia.

Non è importante che la vaniglia venga polverizzata in questa fase, ma con questo passaggio stiamo già iniziando ad estrarre aroma dai baccelli.

Trasferite lo zucchero alla vaniglia in un pentolino e aggiungete l'acqua e il glucosio (*questo ingrediente non è strettamente necessario, ma aiuta la consistenza finale e, a mio parere, anche la conservazione).

Accendete il fornello a fuoco medio alto e portate a bollore.
Raggiunta l'ebollizione, abbassate la fiamma e lasciate cuocere per una decina di minuti.

Trascorso questo tempo, filtrate il composto, in modo da recuperare la parte fibrosa della vaniglia.
Rimettete la fibra recuperata, ormai ammorbidita dalla cottura, nel frullatore e frullate fino ad ottenere una poltiglia grossolana.
Se necessario aggiungete un po' dello sciroppo filtrato per aiutarvi a frullare.

Rimettete sciroppo e fibra frullata nel pentolino e fate cuocere altri 10 minuti, mescolando di tanto in tanto.

A questo punto filtrate nuovamente attraverso un colino a maglie fini, premendo con un cucchiaio per estrarre fino all'ultima goccia di sciroppo.


Controllatene la consistenza, che dovrà avere un certo corpo (ma non eccessivamente: raffreddandosi e conservandolo in frigo tenderà ad addensarsi ulteriormente).
Se siete soddisfatti, travasatelo in vasetti o bottigliette sterilizzate, etichettate e conservate in frigorifero.

Se la consistenza vi dovesse sembrare troppo acquosa, cosa che può succedere se non utilizzate il glucosio, trasferite nuovamente lo sciroppo nel pentolino -pulito- e fate ridurre a fuoco medio basso per un'altra decina di minuti, ma fate attenzione a non esagerare se non volete ritrovarvi con un caramello invece di uno sciroppo.

E, ve lo devo dire: questo sciroppo-pasta di vaniglia è una bomba.
Seriamente, è quasi più intenso dei semi di vaniglia in purezza, cosa piuttosto sconvolgente se pensate che è realizzato con un prodotto che saremmo stati pronti a buttare.

Ma non è finita qui.
Pensavate, finalmente, di potervi sbarazzare della fibra avanzata da questa lavorazione?
Fermi dove siete!

Certo, è ormai piuttosto sfruttata, ma se provate ad annusarla e a guardare con attenzione tra le fibre ormai scolorite vi accorgerete che ha ancora un delicato e piacevole aroma e che qualche semino è ancora presente.
Quindi perché buttarla?

Fibra di vaniglia secca. Dall'aspetto un po' ambiguo, lo so...


Alcune industrie produttrici di gelato, utilizzano proprio questo tipo di scarto da aggiungere ai loro gusti "vaniglia" (aromatizzati artificialmente), per replicare l'effetto dei semini e dare l'illusione di essere fatti con vera vaniglia.
(Per la serie, "l'inganno dei sensi"...)

Quindi, ok, non è più il top del top, ma può ancora darci grandi soddisfazioni.

Trasferite le fibre di vaniglia su un vassoio -ancora meglio un cestino di fibre naturali, che favorisce il passaggio dell'aria- e lasciatele asciugare perfettamente.

Essendo impregnate di zucchero, ci metteranno qualche giorno, quindi se lo possedete e volete accorciare i tempi, vi consiglio di fare un passaggio in essiccatore per almeno una notte.
(In alternativa sfruttate il calore residuo del forno una volta spento, lasciando le fibre ad asciugare fino a raffreddamento.)

Una volta secche, frullate le fibre in un frullatore piccolo ma potente (come prima: l'ideale sono un macina spezie o un macina caffè pulito), fino ad ottenere una polvere.
Setacciatela e frullate nuovamente ciò che rimane nel colino, in modo da recuperare fino all'ultima fibra di vaniglia.


Questa polverina è estremamente delicata e leggermente dolce, mi piace chiamarla "vaniglia quotidiana" perché è quella che utilizzo anche tutti i giorni nei frullati, in qualche cappuccino aromatizzato e in tutte quelle preparazioni di casa dove desidero un accenno di vaniglia senza arrivare a sacrificare una bacca e, sicuramente, senza ricorrere alla vanillina.




venerdì 22 dicembre 2017

Bottoncini all'arancia//Nel cuore dell'inverno, il seme dell'estate


Così come dobbiamo sperimentare il buio per comprendere l'importanza della luce, non esiste ombra senza che una luce la proietti. 

Conosciamo il bene in contrasto al male e viceversa.

Conosciamo l'inverno, perché ricordiamo l'estate.
E il Natale è una scintilla di luce nel freddo del buio invernale, che ci promette il ritorno del sole.

Non avevo in mente queste metafore esistenziali quando ho pensato di fare questi dolcetti, ma trovo che i contrasti di consistenze, colori e sapori che li caratterizzano, ben si sposano con il significato che mi piace dare al Natale.

Eccoli qui dunque:

per 24 (e più) mini cupcakes
  • 250gr di farina autolievitante
  • 50gr di farina di mandorle
  • 250gr di zucchero semolato
  • 100ml di olio di semi
  • 120ml di latte di mandorle (o vaccino)
  • 3 uova
  • 1 arancia non trattata intera
  • i semi di 1/2 bacca di vaniglia


Tagliate l'arancia non trattata a spicchi e frullatela, con un frullatore ad immersione, con l'olio e il latte, fino a creare una purea densa ed omogenea.

Trasferite il composto in un mixer (quello con le lame) e, con il motore in funzione, aggiungete le uova una alla volta.

Lasciate incorporare bene, poi unite lo zucchero, i semi di vaniglia e le farine e frullate fino ad ottenere un impasto liscio ed omogeneo.  

Dividete l'impasto nello stampo per mini muffins.

-Per praticità preferisco foderare lo stampo con dei pirottini anche se poi non li utilizzo per il servizio, ma potete scegliere di imburrare e infarinare le singole cavità se preferite. Oppure usate uno stampo per ciambelline o quello che più vi ispira, purchè sia un formato monoporzione, dato che il tipo di decorazione che vi propongo lo richiede.-

Cuocete a 180° per 12-15 minuti o finché supereranno la prova stecchino.

Una volta pronti lasciateli raffreddare completamente prima di procedere alla decorazione (ed eliminare gli eventuali pirottini...).

*Piccola nota: data la presenza dell'intero frutto frullato nell'impasto, questi dolcetti avranno un lieve retrogusto amarognolo, che io trovo delizioso (mi ricorda la marmellata di arance amare che fa la mia mamma...e l'aranciata amara!) ma se voi non amate questo sapore, eliminate l'albedo (la parte bianca della buccia) frullando solo la scorza colorata e la polpa.




Per la decorazione:
  • 2-3 foglie più esterne di una verza, ben lavate (o altra verdura a foglia verde)
  • 150-200gr di cioccolato fondente 65%min
  • 2 cucchiaini di olio di cocco
  • un pizzico di sale
  • colorante alimentare in polvere bronzo (o oro, o altro metallizzato)
-Da quando ho realizzato queste ciambelline, la mia immaginazione è sempre alla ricerca di nuove texture da imprimere nel cioccolato.
E' così che è nata l'idea di questa decorazione.
Le foglie delle molte crucifere di cui l'inverno ci fa omaggio, sono abbastanza grandi e bollose (ma soprattutto edibili) da renderci il lavoro piuttosto semplice.-

Eliminate la grossa costa centrale delle foglie in modo da poter stendere con più agio le due parti così ottenute.

Giratele sottosopra, in modo che la parte sottostante delle foglie sia rivolta verso di voi.
Fate quest'operazione su una teglia o un vassoio che può stare comodamente (e in piano!) nel vostro frigorifero.

Con un pennello pulito (possibilmente uno che utilizzate solo per questo tipo di lavorazioni), prelevate poco colorante alla volta e distribuitelo sulle foglie, insistendo sulle venature più in rilievo.




Nel frattempo sciogliete il cioccolato a bagnomaria e una volta sciolto aggiungete l'olio di cocco ed il sale.

Prendete un dolcetto alla volta e pucciatelo, dal lato che preferite (io ho intinto i culetti perché un po' rovinati dopo aver eliminato il pirottino), nel cioccolato fuso, fino almeno a metà della loro altezza.

Appoggiateli, dal lato del cioccolato, sulla foglia di verza spennellata di colorante metallizzato, avendo cura di distanziarli bene tra loro.

Metteteli in frigo e fateli solidificare per almeno una mezzora, ancora meglio un'oretta.

Trascorso questo tempo, staccarli dalla foglia sarà facilissimo e vi ritroverete con un effetto strepitoso, che lascerà a bocca aperta chiunque riceverà in dono questi deliziosi bottoncini.

O magari delizierete voi stessi con qualcosa di bello e buono, il che è sempre un'ottima idea. 
E non solo a Natale.  



mercoledì 13 dicembre 2017

Burro di mele // Salvando pomi


In autunno e inverno trovo che un vassoio pieno di melograni, arance, o altra frutta di stagione, rendano la casa accogliente e lo preferisco di gran lunga ad un mazzo di fiori coltivati in serra.
Il che è anche un vantaggio, soprattutto con gli agrumi, che finiscono man mano nelle mie spremute mattutine -spesso corrette con del succo di melograno: da provare!-, e vengono sostituite velocemente.

Ma le mele e le pere, che di solito spero di usare in qualche dolce o, utopisticamente, come salutare spuntino pomeridiano -ma che di solito è un tea-, finiscono spesso per appassire, intonse, diventando il monito tangibile della mia trascuratezza.

Ed ecco l'input per questa ricetta semplicissima che potrete declinare a vostro piacimento con le mele o le pere (ma in estate potete cimentarvi anche con pesche e albicocche) della vostra fruttiera, che magari hanno visto giorni migliori.


Per un vasetto di Burro di Mele:

  • almeno 1/2 kg di mele (adoro le Gala e le Renette, ma usate quel che avete, anche un mix di varietà)
  • un paio di cucchiaini di miele (facoltativo)
  • cannella o vaniglia o altri aromi a piacere (facoltativo)
  • il succo di 1/2 limone (di uno intero se volete che la vostra purea rimanga più asprigna) 
  • succo di mela limpido (non dolcificato!) o acqua q.b.


-Chiedo venia se come al solito vi do delle dosi un po' approssimative, ma essendo una ricetta di recupero, quel che è importante è il procedimento più che seguire gli ingredienti al grammo, dato che ognuno avrà in casa cose diverse, quantità diverse e inevitabilmente anche gusti diversi!-

Sbucciate e tagliate le mele a tocchetti, eliminando le eventuali imperfezioni della polpa. 

Trasferiteli in una pentola dal fondo spesso (ancora meglio se utilizzate una pentola di ghisa o di coccio, quella dove si fanno stufati e minestre, per intenderci) con il succo di limone, gli aromi e, se utilizzato, il miele. 

-Ho voluto mettere il miele come ingrediente facoltativo perché essendo le mele molto mature e avendo accompagnato la cottura con del succo di mela, il prodotto finale è risultato un po' troppo dolce per i miei gusti. Ma a voi la scelta.-

Cuocete a fuoco medio-basso, tenendo la pentola coperta. Controllate di tanto in tanto, e se il fondo iniziasse a colorirsi troppo, aggiungete poca acqua (non più di 2-3 cucchiai alla volta) o succo di mela. 


Proseguite la cottura fino a che le mele non si spappoleranno facilmente se schiacciate con il mestolo e il liquido di cottura sarà ridotto al minimo, risultando sciropposo.

A questo punto togliete dal fuoco e con un frullatore ad immersione (in alternativa trasferite tutto nella brocca di un frullatore o in un mixer, compreso il liquido di cottura rimasto) riducete le vostre mele in purea.

Rimettete sul fuoco, sempre medio-basso, e continuate la cottura finché anche il rimanente liquido di cottura non sarà evaporato.
Non posso darvi un tempo di cottura esatto, perché molto dipende dal tipo di mele che utilizzerete, dal loro grado di maturazione, da quanto liquido avete dovuto aggiungere durante la cottura.

Per essere sicuri che il vostro burro di mele è pronto, potete fare la "prova del piattino": versate mezzo cucchiaino di purea su un piattino e verificate se tende a separarsi, rilasciando del liquido. Se sì, dovete cuocere il burro di frutta ancora un po', se invece rimane bello compatto, uniforme e piuttosto lucido, fermatevi pure e travasate nel vostro -o vostri- vasetto sterilizzato. 

E questo è quanto. 

Come avete visto il procedimento è veramente molto semplice e lascia campo libero a molteplici rielaborazioni. Uno dei miei primi tentativi è questo burro di pere al vino speziato, che credo sia fin'ora il mio preferito: vino rosso e arancia (succo e scorza), cannella, chiodi di garofano e anice stellato. Da urlo.


Molto buono anche un burro di mele all'earl grey, con bergamotto e infuso di tea (potevo io esimermi?).
Ma non fermatevi qui: dove c'è aggiunta di liquido, c'è un'opportunità di aromatizzazione quasi infinita.
E non ho nemmeno tirato in ballo le spezie...

Se poi pensate: "Cosa me ne faccio di questa pappetta", vi rispondo chiedendovi di immaginare questo pane (o magari questo) sostituendo la base con un burro di questi dall'aroma dei vostri sogni, e avrete creato qualcosa di inedito e totalmente personalizzato. 
E delizioso, si intende.

Non sto nemmeno a dirvi che potete spalmarlo sul pane, accompagnarci dei pancake, mischiarlo a dello yogurt, aggiungerlo alla vostra colazione, regalarlo per Natale...

Tanto lo so che avete più fantasia di me!

giovedì 2 novembre 2017

Vellutata di zucca // L'autunno profuma di sottobosco


Nonostante l'autunno vero e proprio tardi ad arrivare, le giornate sono diventate più brevi, fa buio presto e spesso ci svegliamo con il cielo grigio.

Fa ancora piuttosto caldo durante il giorno, ma ciò non significa che, arrivata sera, non si desideri comunque qualcosa di caldo e confortante.

Quindi, come sempre in questo periodo, inizia per me la stagione delle zuppe, delle vellutate, dei brodi e delle minestre.

Una delle più amate a casa mia è questa crema di zucca, che mi piace servire anche come prima portata di una cena informale tra amici, al quale faccio solitamente seguire dei taglieri di salumi e/o formaggi, con frutta di stagione, miele, noci e almeno due diversi tipi di pane -solitamente uno acquistato da un panettiere come si deve, magari a pasta acida, e uno fatto in casa, tipo soda bread, o ricco e lavorato o, perché no, anche qualcosa tipo bretzel.-


Per rendere una semplice crema di verdura un piatto interessante e degno di sostituire la sfiziosità di un antipasto, mi piace agghindarla con diversi elementi, tutti rigorosamente di stagione, che contribuiscono ad esaltare la sensazione autunnale che già ci pervade pronunciano le parole “vellutata di zucca”.

Ma veniamo alla ricetta, per circa 6 porzioni:
(potete dimezzare le dosi o congelare ciò che avanza per una cena super fast)
  • ½ zucca Delica di medie dimensioni (circa un kg)
  • una grossa cipolla ramata (o rossa)
  • 500gr di ceci scolati (o altri legumi)
  • 5-6 grossi spicchi d'aglio
  • olio e/o burro
  • noce moscata q.b.
  • brodo q.b.
  • sale e pepe
Per la guarnizione:
  • ½ confezione di funghi pleurotus (tipo cardoncelli) o una intera di chiodini
  • due manciate abbondanti di castagne precotte
  • due manciate scarse di noci sgusciate (normali o pecan)
  • due cucchiai abbondanti di parmigiano grattugiato
  • uno spicchio d'aglio in camicia schiacciato 
  • uno spicchio d'aglio tritato (facoltativo)
  • polvere di funghi secchi (facoltativa) *
  • farro cotto (facoltativo)
  • una dozzina di foglie di salvia
  • mezzo bicchiere di Marsala (o vino bianco aromatico) 
  • olio evo e/o burro
  • sale e pepe 
(* si ottiene facilmente tritando in un mixer una manciata di funghi secchi fino a ridurli in polvere: se siete vegetariani -ma non necessariamente- potete usarla come una spezia per dare profondità al sapore di molti piatti in cui ci dovrebbe essere la carne, ma invece non c'è. Provare per credere.)


Tagliate la zucca a spicchi, ed eliminate la buccia verde e i semi.

Fatela a tocchetti regolari e trasferitela, insieme agli spicchi d'aglio in camicia, su una teglia foderata con carta forno. Condite con poco olio, sale e pepe.

Cuocete in forno a 200° per 40-45 minuti o finché non risulta morbida e fondente.

Personalmente preferisco cuocere la zucca in forno fino a farla quasi caramellare per intensificarne il sapore: cuocendola direttamente in pentola ho la sensazione che il sapore finale risulti “diluito”.

Scaldate due abbondanti cucchiai di olio in una pentola a fondo spesso, una vola caldo fatevi soffriggere le foglie di salvia fino a renderle croccanti.

Una volta pronte, mettetele a scolare su della carta casa e tenetele da parte.

Nell'olio profumato alla salvia, fate soffriggere la cipolla tagliata finemente.

Salate, abbassate la fiamma e coprite con un coperchio. Lasciatela “sudare” finché non diventa traslucida e leggermente colorata ai bordi.

A questo punto aggiungete la zucca, l'aglio cotto con essa, privato della camicia, il brodo e i ceci.

Fate insaporire finché i legumi, se schiacciati, non si spappolano facilmente.
Frullate con un frullatore ad immersione, fino ad ottenere una crema omogenea e vellutata.

Se necessario aggiungete altro brodo per renderla più fluida.

Controllate di sale e pepe, aggiungete una grattata abbondate di noce moscata e tenete in caldo mentre preparate la guarnizione.



Tagliate a quarti i funghi se usate i pleurotus, o eliminate le basi per separare i mazzetti se usate i chiodini. Entrambi questi funghi sono solitamente piuttosto puliti, ma se fosse necessario spazzolateli con un pennello da cucina con le setole rigide o con un panno pulito. Abbiate cura di non lavarli mai sotto l'acqua: si inzupperebbero rovinando completamente la consistenza ed il sapore finali.

Nel frattempo scaldate un cucchiaio di olio in una padella antiaderente con lo spicchio d'aglio in camicia.

Non appena inizia a sfrigolare, aggiungete i funghi.

Salate, pepate e fate saltare qualche minuto a fuoco vivo per farli dorare.

Sfumate con il Marsala o il vino bianco e cuocete fino a che non ci sarà più liquido nella padella e sui funghi si sarà creata una specie di glassa.

-In realtà potete aggirare questo passaggio (sfumare con il vino) abbassando la fiamma e coprendo con un coperchio: in questo modo farete “sudare” i funghi, che si ammorbidiranno nel loro liquido. Saltateli ancora qualche minuto senza coperchio in modo da farli diventare belli dorati.
In questo modo risulteranno più al dente e ...fungosi. A voi la scelta.-

Metteteli da parte.

In un'altra padella, più piccola, fate soffriggere lo spicchio d'aglio tritato, se usato, con un cucchiaino di olio. Non appena l'olio è caldo e l'aglio fragrante, aggiungete le castagne precotte, sbriciolandole leggermente tra le dita.

Fatele colorare e insaporire, basteranno pochi minuti.
Salate, pepate e mettete da parte.



Nella stessa padella, senza aggiungere altri grassi, tostate brevemente le noci tritate finché non inizierete a sentirne il profumo. A questo punto aggiungete il grana grattugiato e scuotete bene la padella per distribuirlo tra le noci.

Il formaggio si fonderà attaccandosi ai frammenti di frutta secca, ricoprendola fino a creare una crosticina croccante e saporita.

Cuocete finché non risulterà dorato e smetterà di attaccarsi al fondo della padella.

E finalmente assemblate: versate la crema di zucca -bollente- nelle ciotole e guarnite con i funghi, le castagne, il farro cotto (se usato: io di solito lo aggiungo se servo questa crema come piatto unico, ma come entrée sopravvive benissimo anche senza), le noci croccanti e le foglie di salvia che avevamo tenuto da parte.

Non dimenticatevi un bel giro di olio e.v.o. o, se preferite, un cucchiaio di panna acida.
Servite bollente e ascoltate i mugugni soddisfatti dei vostri commensali. O i vostri.

Non è necessario usare tutti questi elementi per esaltare una crema di verdure: scegliete un elemento “di sostanza” e uno croccante.

I funghi, per esempio, possono diventare tocchetti di salsiccia cotti allo stesso modo, o formaggio di capra semi-stagionato sbriciolato.

Le noci croccanti e le castagne possono essere sostituite da dei semplici crostini di pane rustico, semi di zucca tostati con un po' di paprika, nocciole tostate, pancetta croccante...



Anche la crema di zucca potrebbe diventare di carote, o patate dolci...
Come sempre, potete sbizzarrirvi con gli abbinamenti.

In ogni caso, una ciotola di zuppa bollente è quello che ci vuole in questi giorni.

Anzi, ora ne ho proprio voglia.

mercoledì 18 ottobre 2017

Brodo di ossa//La sostanza delle cose


L'alleato migliore che potrete avere in cucina durante questa e la prossima stagione sarà sicuramente questo brodo: zuppe, stufati,risotti...darà una marcia in più a qualsiasi cosa lo aggiungerete.

E non parlo solo del sapore, ma anche dei benefici per la salute.

Il brodo di ossa è, da tempo immemorabile, considerato un ricostituente naturale, tonico e rimineralizzante, prezioso nel periodo autunnale e invernale, dove spesso le nostre difese immunitarie sono messe a dura prova.

Ma anche in altri periodi dell'anno in cui se ne senta la necessità: io l'ho utilizzato anche quest'estate, dopo un esaurimento psico-fisico notevole, aggravato da una cura antibiotica che mi aveva messa k.o., e devo ammettere che mi ha rimessa al mondo.

Il collagene presente in grandi quantità (per questo, una volta freddo “gelatinizza”), rigenera le pareti intestinali e ripristina l'elasticità di tutte le membrane cellulari.

Dite che è poco?




La preparazione è identica a questa versione pubblicata anni fa, ma cambiano i tempi di cottura e l'intensità di sapore del prodotto finale.

Ma veniamo alla ricetta:

  • ossa di manzo (se fate abitualmente la spesa da un buon macellaio, tanto da poterlo chiamare per nome, molto probabilmente ve le regalerà: chiedete il ginocchio o il gambetto)
  • la Santa Trinità (sedano, carota e cipolla)
  • una testa d'aglio tagliata a metà per la lunga (se la cosa vi spaventa iniziate con 3 grossi spicchi: ma fidatevi, anche con una testa intera non sentire sapore di aglio nel brodo finito.)
  • 2-3 foglie di alloro
  • un pezzo di zenzero schiacciato (Rilascia più fragranza che tritarlo. Ma comunque facoltativo.)
  • un paio di cucchiaini di bacche di pepe della Giamaica o All Spice (ma un paio di chiodi di garofano infilati nella cipolla andranno più che bene e avrete tutta la mia stima.)
  • un paio di pomodori secchi (facoltativi, ma per me assolutamente inderogabili.)


Accendete il forno a 200°.
Mentre si scalda, sciacquate le ossa di manzo per eliminare eventuali schegge ed altre impurità.
Se volete potete anche lasciarle a bagno un'oretta.

Asciugatele sommariamente e mettetele in una teglia di metallo unta con poco olio per renderla antiaderente, ma se ne avete una che lo è già non sarà necessario ungerla.

Infornate e fate arrostire per almeno un'ora o fino ad un'ora e mezza: questo passaggio serve a dare un sapore finale più intenso al brodo, ma soprattutto ad eliminare gran parte del grasso in eccesso.

Trascorso questo tempo, togliete la teglia dal forno, trasferite le ossa arrostite in una pentola capiente (circa 5 litri).

Eliminate il grasso sciolto dalla teglia e versatevi dell'acqua.

Con un mestolo, grattate tutti i residui lasciati dal manzo sul fondo della teglia e trasferite il liquido così ottenuto nella pentola.

Aggiungete altra acqua sufficiente a coprire le ossa, riempiendo la pentola per almeno ¾ e mettete sul fuoco.

Una volta raggiunto il bollore, abbassate la fiamma e fate cuocere coperto per almeno 3-4 ore.

Brodo freddo gelatinizzato

A questo punto aggiungete i restanti ingredienti e tenete conto che la preparazione dovrà cuocere dalle 12 alle 24 ore (non continuative: di notte spegnetelo e riprendete la cottura il giorno seguente, sempre che decidiate di protrarre la cottura fino alle 24 ore.).

-Lo so, mi dispiace, ma è una preparazione che potreste portare tranquillamente a termine durante un week end piovoso e utilizzare tutta la settimana, oppure congelarlo una volta freddo e usarlo di volta in volta quando vi serve.

In fondo non dovrete fare nulla durante la cottura, se non essere presenti e sbirciare il livello del liquido ogni tanto ed eventualmente aggiungere dell'acqua.-

Io preferisco non salare il brodo, ecco perché non c'è il sale tra gli ingredienti: trovo che in questo modo sia più comodo da usare nelle preparazioni , ma scegliete voi cosa fare.
"this not ain't for the faint of heart"

-Apro una piccola parentesi per raccontarvi una cosa che mi piace fare quando il brodo sta cuocendo: stomaci sensibili e persone impressionabili, saltate al paragrafo successivo.

Adoro recuperare alcuni tendini, trasformati in morbida gelatina dalla cottura, e gustarmeli con un pizzico di sale. Si lo so...è raccapricciante. 
Ma lo adoro!-

Una volta pronto fatelo raffreddare un'oretta.

Eliminate ossa e verdure (o quel che ne è rimasto) e buttateli senza sensi di colpa: a questo punto tutta la sostanza è finita nel nostro brodo.

Filtrate il liquido rimasto attraverso un colino foderato di garza (uno strofinaccio a trama sottile pulito andrà benissimo) e lasciatelo raffreddare fino a temperatura ambiente.

Poi copritelo e fatelo riposare in frigo per almeno 6-8 ore: l'eventuale grasso presente si coagulerà in superficie e sarà facile da rimuovere.

Mi rendo conto che scegliere di preparare questo brodo si avvicini molto ad una scelta radicale.

Negli ultimi anni si è un po' demonizzato il consumo di carne, e lo capisco, dato che la domanda dell'industria alimentare sta rendendo sempre più intensive coltivazioni ed allevamenti, ma credo che smettere di consumare carne non sia la soluzione, anzi.


Quello che, a parer mio, dovremmo fare è pretendere la qualità sopra la quantità: questo si tradurrebbe in allevamenti più sani, controllati ed etici.

Nel mio piccolo cerco di scegliere carne dalla provenienza chiara, parlando direttamente con le persone che la vendono e che conoscono i produttori. Dove posso, vado da chi alleva, macella e vende direttamente i propri prodotti.

Cucinare per me è sempre stato un po' come concretizzare il concetto di “prendersi cura”.
Di se stessi, ma anche e soprattutto degli altri, e credo che sentirò sempre molto stretto il legame tra cucinare per qualcuno e volergli bene.

Se questa cosa si estende a chi coltiva, alleva e produce ciò che arriva sulle nostre tavole, non è difficile scegliere ciò che è stato trattato con più cura e utilizzarlo con altrettanta attenzione.

Ecco perché volevo condividere con voi questa ricetta semplice, essenziale e che sfrutta fino al midollo -letteralmente- le materie prime utilizzate: peggio di mangiare troppa carne, c'è solo sprecarla.

domenica 27 agosto 2017

Ciambelline albicocca e camomilla //Delicata come un fiore, dolce come il miele


Era da un po' che volevo utilizzare la camomilla in un dolce.
Adoro il suo profumo intenso e confortante.
Ne ho fatto anche un estratto, con cui mi balocco mentalmente dall'anno scorso, ma che non avevo ancora avuto modo di valorizzare nel modo giusto.

Finché non sono incappata in una ricetta di Nigella Lawson -sì, lei è la mia preferita-, in cui non è presente la camomilla, ma che mi ha stuzzicata per l'uso particolare di un altro ingrediente che si sposa benissimo con il profumo di questi fiori: l'albicocca.

Vengo velocemente al dunque perché, anche se la ricetta non è per nulla difficile, la decorazione che mi sono inventata richiede qualche passaggio quindi, andiamo:


Per 24 ciambelline (12 grandi e 12 piccole)*:
  • 75gr di albicocche secche
  • 125ml di acqua
  • 1 cucchiaio colmo di camomilla per tisane (possibilmente quella intera, non la polvere delle bustine)
  • 100gr di farina di mandorle
  • 25gr di farina di mais (tipo Fioretto)
  • 1/2 cucchiaino di lievito
  • 50gr di zucchero
  • 25gr di miele d'acacia (o altri 25 di zucchero)
  • 3 uova
  • 1 cucchiaino di succo di limone
  • 1/2 cucchiaio di estratto di camomilla (o un liquore aromatizzato)
(*sentitevi liberi di raddoppiare le dosi se volete realizzare una torta)


Mettete le albicocche e la camomilla in un pentolino con l'acqua.
Portate a bollore finché l'acqua non sarà stata assorbita quasi del tutto.
Spegnete e lasciate raffreddare: il riposo permetterà all'acqua rimasta di essere assorbita completamente.

Una volta fredde, mettete la camomilla e le albicocche rinvenute in un mixer -quello con le lame- e frullate brevemente, fino a ridurre il tutto in una purea grossolana.
 
Aggiungete tutti i restanti ingredienti e frullate fino ad ottenere un composto omogeneo.
 
Trasferite in una sac à poche: lo so che pare pretenzioso, ma è l'unico modo che mi permette di non fare disastri mentre distribuisco l'impasto negli stampi. Ma siete liberi di utilizzare qualunque metodo vi sia più congeniale.

Cuocete a 180° per 15-20 minuti. In ogni caso fate la prova dello stecchino.
(Se optate per la torta, potrebbero volerci anche 40 minuti.)



Sfornate le ciambelline e lasciatele raffreddare.

E siamo finalmente arrivati alla parte divertente: la decorazione.
Procuratevi un pezzo di pluriball -sì, quello per imballare- e lavatelo accuratamente con del sapone neutro poco profumato e la parte non abrasiva della spugna: questo passaggio è inderogabile, mi raccomando!
 
Asciugate sommariamente e, se possibile, lasciate asciugare all'aria per qualche ora.

Nel frattempo preparate la “glassa”:
  • 150-200gr di cioccolato bianco
  • 1 cucchiaio di olio di cocco
  • un pizzico di sale
  • la punta di un cucchiaino di colorante alimentare naturale in polvere giallo (facoltativo)
  • miele millefiori montato* (facoltativo)
  • fiorellini edibili come quelli di basilico, melissa o altre aromatiche o della camomilla da tisana come quella usata nella ricetta (facoltativo)
  • polline (facoltativo)



(*Per realizzare il miele montato vi basterà sbattere del miele cristallizzato con le fruste elettriche fino a renderlo bianco e cremoso e non ci saranno più cristalli percettibili: questa tecnica è utilizzata anche dagli apicoltori per recuperare del miele “vecchio”. Il risultato è strepitoso e si evita di scaldarlo troppo -spesso il miele viene sciolto a bagnomaria per farlo tornare liquido- cosa che ne danneggia proprietà nutritive e organolettiche.) 

Sciogliete il cioccolato a bagnomaria con l'olio di cocco, il sale e il colorante -se usato-.

Appoggiate il foglio di pluriball su una placca da forno piatta o un vassoio che possa stare comodamente in piano nel vostro frigorifero.

A questo punto ci divertiamo: pucciate abbondantemente una faccia delle ciambelline nel composto di cioccolato bianco e poi appoggiatele sul pluriball.
Una volta “glassate” tutte le ciambelline, trasferite in frigorifero e lasciatele rapprendere per almeno una mezzora.



Una volta rassodate, non cercate di staccarle dal pluriball o rischierete di rovinarle: (parlo per esperienza!) prendete il foglio e giratelo sottosopra in modo da appoggiare il culetto delle ciambelline sul piano di lavoro.
 
A questo punto tirate via il pluriball dalle ciambelline, una alla volta, reggendole da sotto per facilitare l'operazione.
Una volta liberate, terminate la decorazione riempiendo qualche “alveolo” con del miele montato e cospargendole di fiorellini edibili e polline.

Se non vi va di imbarcarvi in questa impresa, glassate semplicemente le ciambelline con il composto al cioccolato e cospargetele con qualche fiorellino edibile o di camomilla e lasciatele raffreddare in frigo “a pancia in su”. 
E nessuno si lamenterà.

Già, perchè il bello di questi dolcetti non sta tanto nella decorazione, quanto nel sapore.
La decorazione anzi, è ispirata al sapore mieloso che albicocche e camomilla insieme riescono a creare.
Un abbinamento che vale la pena di tenere a mente e di esplorare in modo più approfondito.



Chiudo dicendo che vorrei dedicare questo post all'operosità delle api.
Ho letto che quest'anno, con tutti gli incendi che ci sono stati, ne sono morte tantissime.
Pessima notizia dato che sono già in pericolo a causa dell'uso smodato di pesticidi.
Questi minuscoli totem della fecondità sono i fautori della biodiversità e distribuiscono la vita di fiore in fiore, garantendo la continuità delle specie sul nostro pianeta.
Compresa la nostra.

E nel farlo producono qualcosa di tanto delizioso come il miele.
Dovremmo essere più grati a questi piccoli esserini. 
Ricordiamocelo la prossima volta che compriamo un barattolo di miele.

lunedì 31 luglio 2017

Cosa mangia una Food blogger // Breakfast Edition

Ero indecisa se catalogare questo post -che per lunghezza si può paragonare solo allo Zanichelli- tra quelli di “Cosa mangia una food blogger -quando non guardate-” o sotto la categoria “La mia colazione perfetta”.
Facciamo entrambe?
O magari nessuna...

Anche perché ormai non posso proprio più dire che “non guardate”, dato che lo esibisco quasi quotidianamente.
E di “perfetto" nella vita, fidatevi, non c'è proprio nulla.

Ma ci provo, dato che, al di là delle frasi fatte, la colazione per me è davvero il pasto più importante della giornata.
Non so voi, ma se io non mangio bene a colazione, tutta la giornata va a rilento.

Quindi eccolo qui il motivo di questo post: darvi diverse opzioni pratiche, economiche, veloci e quanto più possibile sane -anche se detesto questa parola in relazione al cibo- per approntare il primo pasto della giornata e cominciare con grinta.

O, se non altro, con la pancia piena e di umore positivo.

Budino di riso integrale con crema di pistacchi, fichi, polline, caramello di datteri e fiore di Fuchsia (edibile)
*Budino di riso “perduto”:
Questa ricetta si collega direttamente al post “cosa mangia una food blogger #2”, perché per realizzarla ho utilizzato un avanzo di riso integrale (ma dovete provarlo anche con il riso Venere o quello Rosso: il loro sapore “cerealoso” si sposa a meraviglia con questa preparazione!) già cotto che avevo in frigo per i pranzi della settimana.
Mi ero un po' stufata di quel tipo di riso e avevo voglia di soba per pranzo, fatto sta che quest'ultima porzione si è trascinata nel mio frigo un paio di giorni in più del dovuto.

Così, una delle mattine meno afose, dopo un acquazzone notturno che aveva rinfrescato l'aria, ho pensato di farne un budino di riso veloce. 
Adoro il budino di riso...così cremoso e confortante.
E saziante!
Se vi svegliate con una fame da lupi, o la sera prima avete filtrato qualche bicchiere di troppo (...mai capitato....), questa è la colazione che fa per voi.

-un paio di cucchiai abbondanti di riso integrale (o Venere, o Rosso) già cotto
-latte q.b. (di qualsiasi tipo vogliate: a me tocca usare quello di soia)
-un cucchiaino di miele (o altro dolcificante a vostro gusto)
-vaniglia o altra spezia
-frutta fresca, burro di semi e altri “contorni” a vostro piacere per terminare il piatto
Nel bicchiere non c'è acqua sporca, ma acqua di cocco: provate quella che trovate al super vicino alle spremute d'arancia nel banco frigo. Reidrata ed è come un gatorade naturale, ma senza zucchero e coloranti. E in più sa di biscotti al cocco!
Mettete il riso in un pentolino con la vaniglia (o altro) e latte a sufficienza per coprirlo.
Cuocete a fuoco medio-basso finché il riso non avrà assorbito il liquido.
A questo punto controllate la consistenza: a me piace bello cremoso, quindi tendo ad aggiungere altro latte per farlo all'onda come un risotto, ma decidete voi.
Spegnete e aggiungete il miele, o il vostro dolcificante preferito, e trasferite nella ciotola che avrete deciso di usare quella mattina.

A questo punto scegliete il vostro topping, che per me solitamente è frutta fresca, burro di semi  e, una recente scoperta, caramello di datteri, del quale parleremo tra poco.

Ma non ci sono limiti alle possibilità. Potete anche aggiungere semplicemente una cucchiaiata della vostra marmellata preferita, dell'uvetta dorata e un filo di miele, o un paio di quadretti di cioccolato tritato che si scioglieranno in modo voluttuoso nella calda cremosità del riso...
Via libera alla fantasia insomma.


*Green Smoothie:
Uno dei miei preferiti. La ricetta di questo balsamo verde l'ho scoperta per caso quando per qualche tempo mi ero messa d'impegno a fare un po' di yoga in casa (dove sono finite queste buone abitudini!? ) e seguivo i video di questa tipa che a volte dava anche ricette di cucina. 
La maggior parte delle quali avevano come ingrediente principale gli spinaci (e veramente poco altro). 
Non esattamente entusiasmanti per una che anche quando sta a dieta non riesce a mangiare la stessa cosa due vostre di seguito...

Ma questo frullatone verde che lei, elfa eterea di un metro e ottanta per quarantacinque chili scarsi, si sgargarozzava con sommo piacere, mi aveva incuriosita.
Chissà mai che non mi faccia assomigliare, se non ad un'elfa eterea, per lo meno ad un folletto silvano, mi son detta...
Così ho provato. E non l'ho più lasciato.
Per quanto riguarda l'assomigliare ad un folletto...magari troverò un'altra ricetta.

-½ banana matura a tocchetti (anche congelata)
-una manciata abbondante di spinaci baby freschi
-un cucchiaino abbondante di burro di arachidi (home made o bio: non comprate schifezze idrogenate plz)
-latte (di soia, o il vostro preferito) q.b.
-3 cubetti di ghiaccio (se la banana è fresca)

Smoothie bowl (ciotola di frullato alla banana e cacao) con granola alla curcuma, composta di more al miele, polline, petali  e pistilli di fuchsia
Mettete tutto nel bicchiere del frullatore, con latte a sufficienza per cominciare a frullare.
Frullate finché il mix non comincia a risultare omogeneo.

Quindi controllate la consistenza: se volete usarlo come base per una smoothie bowl con della granola, mantenetelo più compatto (potete anche usare una banana intera), se invece volete berlo come un normale frullato, aggiungete altro latte con il motore in funzione fino a raggiungere la consistenza desiderata.
Servite come preferite, e sono sicura che vi stupirà: non sentirete la banana, nè gli spinaci, nè il burro di arachidi. È stranissimo, ma questi tre elementi insieme vanno a creare un sapore che è quasi vanigliato, ma più fresco ed erbaceo.
Provatelo, poi mi direte.

Mentre il frullatore lavora per me, di solito mi preparo una galletta o uno di quei cracker super integrali con i semi (adoVo!) con un burro di semi -ultimamente sono in fissa con quello di pistacchi- e della composta di frutta e miele, se mi è avanzata, o marmellata o caramello di datteri.
Ma a volte, quando mi sento particolarmente virtuosa -o accaldata- abbino questo frullato anche solo ad un paio di fichi o a mezza pesca, o qualsiasi altra frutta che ho sotto mano al momento.
E mi sono assicurata il pancino pieno fino a pranzo.


*Composta di frutta al miele 
(e altri trucchetti per mangiare più frutta):
Mangio veramente poca frutta, e mi rendo conto che è un peccato, data la varietà di cui disponiamo in Italia e ai benefici che potrei trarne, ma sto cercando di rimediare.
Non sono una persona particolarmente golosa, ma sono quella che si può definire una picky eater, una un po' spitinfia insomma, e cercando di convincere la bambina capricciosa che c'è in me a mangiare più frutta sono arrivata a sviluppare -più che delle vere ricette- un paio di metodi che mi assicurano di invogliarmi a farlo.
La più versatile è questa composta di mirtilli al miele.
L'ho ideata una mattina che volevo prepararmi una ciotola di frullato con granola e mirtilli, ma i mirtilli che avevo comprato al farmers market erano un pochino acerbi e aspri: il fruttivendolo mi aveva avvertita di lasciarli maturare un paio di giorni fuori dal frigo, ma capita che nella mia testa si rincorrano delle cavie peruviane e qualche informazione a volte mi sfugge...
Così ho pensato di cuocerli brevemente in un pentolino - i mirtilli, non le cavie peruviane- con un po' di miele di acacia, e bam.
Composta istantanea.


Deliziosa praticamente su tutto: provatela calda su una pesca fredda di frigo tagliata a spicchi. Spettacolare. E se non fosse disdicevole vi suggerirei di farci scivolare sopra una pallina di gelato... 

Potete decidere voi quanto miele aggiungere -il mio standard è un cucchiaino per una manciata di mirtilli- e che consistenza dargli: più la cuocete più i frutti si spappoleranno e il risultato finale risulterà compatto e “marmellatoso”.
Si può fare con tutti i frutti rossi o la frutta a nocciolo di questa stagione alla quale, se molto matura e dolce, dovrete aggiungere del succo di limone che aiuterà il sapore e la consistenza finale.

L'altro trucchetto che volevo condividere è stata una scoperta casuale, fatta per far fuori dei frutti delle passione che mi erano rimasti in giro dopo una commissione: un paio di fichi a tocchetti, irrorati con uno sciroppo realizzato mescolando il succo di due frutti della passione -ottenuto passando a setaccio i semi che si trovano all'interno- con un cucchiaino scarso di miele.
Da. Urlo.
 Provatelo. Non so cosa metta in sinergia questi due elementi, ma le mie papille hanno cantato lo yodel per tutto il tempo la prima volta che ho assaggiato questo abbinamento.

L'importante è che i fichi siano belli maturi e dolci e che i frutti della passione siano raggrinziti al punto giusto: solitamente quando si acquistano sono lisci e violetti, ma sono maturi quando cominciano a raggrinzire e a diventare piuttosto scuri. 
Allora sarete sicuri che i succhi interni che avvolgono i semi sono dolci -seppur sempre aciduli- e non più allappanti e aspri.

Fatemi sapere se provate questo strano abbinamento, sono curiosa di sapere cosa ne pensate.


*Pancakes al grano saraceno:
La ricetta più laboriosa di tutto il cucuzzaro proposto finora.
Ma ci sono qui io a semplificarvi la vita: vi ho preparato le dosi per realizzare un mix da tenere in un bel vasone, pronto per assecondare in pochi minuti la vostra voglia impellente di pancakes!

Avevo in casa mezzo sacchetto di farina di grano saraceno che avevo utilizzato per una torta ed era lì che mi guardava con tristezza dallo scaffale, tragicamente conscio della fine che gli sarebbe toccata se non mi fosse venuta questa idea.

In realtà inizialmente ne avevo ideato una versione solo con grano saraceno (gluten free), perchè volevo abbinarla ad una salsa dove il protagonista sarebbe stato un avanzo -la mia cucina quotidiana si basa quasi del tutto sul principio del riciclo...- di burro di nocciole: grano saraceno e nocciole sembrano fatti l'uno per l'altro.

Peccato che il grano saraceno da solo, non avendo glutine ed essendo una farina rustica e ricca di fibre, avesse reso questo mio primo tentativo parecchio asciutto e stoppaccioso.

Ma sbagliando si impara.

Quindi pensandoci un po' su e leggiucchiando un po' in giro, sono riuscita a tirare insieme questa ricetta che ora mi accompagna felicemente in quelle mattine che necessitano di qualche amorevole attenzione in più -tipo il lunedì-, ma anche nei week end, quando magari non ho troppa voglia di trafficare in cucina se mi sono alzata tardi, ma non voglio rinunciare alla coccola indulgente che il fine settimana richiede.


Ma veniamo a noi:
-280gr circa di farina integrale (o una farina gf per panificazione se volete mantenere il mix completamente senza glutine)
-320gr di farina di grano saraceno (potete usare altre farine rustiche come farro, segale o avena)
-65 grammi di zucchero di cocco (ora si trova facilmente al super, ma va benissimo dello zucchero di canna grezzo, o quello che preferite)
-1 cucchiaio (circa ½ bustina) di lievito per dolci (gf se volete seguire quest'onda)
-1 cucchiaino scarso di bicarbonato
-½ cucchiaino di sale
-un cucchiaino di vaniglia in polvere (o altre spezie: se volete aggiungere scorze d'agrumi o simili, fatelo al momento della preparazione, non nel mix da conservare)

Il mio consiglio è di setacciare tutto in una grande ciotola, in modo da distribuire bene le polveri lievitanti, evitando così di ritrovarvi con qualche grumetto di bicarbonato in bocca, e di trasferire tutto in un grosso vaso con la bocca larga (così ci potrete infilare tazza e mano per recuperare velocemente la quantità di mix che vi serve) che agiterete come forsennati in modo da miscelare bene tutte le polveri.

E lui sta lì, beato, anche per diversi mesi -ma tenete d'occhio le scadenze delle farine-, sempre pronto a darvi conforto.

Per realizzare una decina di pancakes medi (o 6-7 grandi: non temete gli avanzi, celebrateli. Per riscaldarli usate una vaporiera, anche di quelle cinesi di bambù. Ci metterete 5 minuti e torneranno soffici come appena fatti!), prelevate una tazza (media: non una mug, non da caffè) di preparato, unitevi la stessa quantità di latte -veg o meno- e un uovo.
Mescolate bene con una frusta: dovrete ottenere una consistenza simile allo yogurt.

Nella ciotolina a foglia c'è un mix croccante composto da avanzi di diverse lavorazioni: scagliette di cioccolato, pezzetti di noci pecan, polvere di pistacchi e del cocco essiccato e tostato. Personalizzate il vostro mix con quel che avete in casa!
A questo punto ungete leggermente una padella antiaderente con olio di cocco, olio vegetale o anche burro se preferite, e scaldatela a fiamma media.
Una volta calda, distribuite piccole mestolate di impasto per formare i pancakes.
Quando i bordi diventano opachi e le bollicine che si formano sulla superficie iniziano a scoppiare, è il momento di girarli. Un paio di minuti di cottura anche da questo lato e sono pronti per finire nel piatto, irrorati di composta di mirtilli al miele -per un effetto altoatesino immediato- oppure con questa decadente ma -illudetevi pure- sana salsa al cioccolato.

*Salsa al cioccolato:
(per Pancake al grano saraceno o tutto lo scibile umano, persone comprese...):
-2 cucchiai di burro di cocco ben mescolato (nel paragrafo successivo vi spiego cos'è)
-1 cucchiaio di burro di nocciole (o altri semi)
-2 cucchiaini di zucchero di cocco (o altro dolcificante, ma eviterei il miele e gli sciroppi)
-1 cucchiaino (o più a vostro gusto) di cacao amaro
-2-3 quadretti di cioccolato fondente 65% minimo (tritato)
-un pizzico di sale

Mettete tutti gli ingredienti, tranne il cioccolato, in un pentolino dal fondo spesso e scaldate il tempo necessario ad amalgamare gli ingredienti e rendere bello fluido il burro di cocco.
Togliete dal fuoco e aggiungete il cioccolato tritato ed il sale.
Mescolate bene e servite con quel che preferite.

*Burro di cocco:
Da non confondere con l'olio di cocco, è la versione "coccosa" -l'inferno degli stupratori della lingua italiana mi attende- dei burri di semi oleosi. Acquistato per curiosità ma indecisa su come utilizzarlo, stazionava nella mia dispensa senza un vero scopo, se non quello di accusarmi silenziosamente di negligenza ogni volta che aprivo l'antina.
Aggiungere un po' di frutta è sempre un'ottima idea...

Ma in mio aiuto è arrivata, come spesso capita, la mia cara Nigella, che in uno dei suoi ultimi libri, dove -incredibile- strizza l'occhio alla cucina vegana, lo usa come base per una glassa al cioccolato da strappamento di capelli.
Ed è qui che è nata la mia salsa al cioccolato.
Prego, non c'è di che.

*Burro di semi:
Ve ne ho già ampiamente parlato in questo post, ma come vedete sono davvero un tassello essenziale per le mie colazioni e, ad essere onesta, un po' di tutta la mia cucina.
La nuova passione è quello di pistacchi, che ho provato anche a fare in casa, ma che -una volta tanto- vi consiglio di acquistare -scegliete prodotti e produttori italiani-.

Un avsetta da 180gr costa circa 6€ e in questo caso conviene più che comprare la materia prima e farlo in casa: due confezioni da 100gr di pistacchi sgusciati costano circa 4€ l'una. Se volete potete imbarcarvi nell'opera di comprarli interi e sgusciarli voi, così quel -POCO- che risparmierete lo spenderete in tempo e manicure.
A voi la scelta.

*Caramello di datteri:
Avevo in casa 7 datteri Medjoul che avevo comprato sotto Natale, spinta dallo spirito del momento, e prontamente dimenticati in un recesso del frigo da allora.

In uno dei raptus di riordino che spesso mi prendono li ho recuperati e, sebbene fossero ancora in ottimo stato, era chiaro che avessero visto giorni migliori...e che non c'era nessuna possibilità che mi sarebbe venuta voglia di mangiarmeli così com'erano.

Quindi ho pensato di farne un caramello, cosa che avevo intravisto su un blog veg -Minimalist Baker-, dove veniva utilizzato come base per un gelato al cioccolato -YUM-.
Dall'alto: burro di anacardi home made, crema di pistacchi , caramello di datteri, polline, crema di cocco. (Il burro di anacardi appare più compatto perchè refrigerato)

La mia versione, riveduta e corretta per le mie necessità:
-6-7 datteri Medjoul (o un paio in più se usate quelli più comuni)
-250 ml di acqua + 125ml
-1/2 bacca di vaniglia usata in preparazioni precedenti (facoltativa)
-un pizzico di sale

Eliminate i semi dai datteri e trasferite la polpa in un pentolino con la vaniglia e i 250 ml di acqua.
Portate a bollore e cuocete finché i datteri non si saranno spappolati e non avranno assorbito buona parte dell'acqua.
Eliminate la vaniglia se usata -ma tenetela da parte- e riducete il composto in purea con l'aiuto di frullatore ad immersione (o un normale frullatore).

Passate al setaccio per eliminare la buccia e i filamenti più consistenti. -Se vi piace la consistenza un po' granulosa e vi beate all'idea di assumere qualche fibra in più, potete saltare questo passaggio.-
Rimettete sul fuoco con i restanti 125ml di acqua e la vaniglia tenuta da parte e cuocete fino ad ottenere la consistenza desiderata. Incorporate il sale e mescolate.

Trasferite ancora bollente in un vasetto sterilizzato e conservate in frigorifero per poche settimane.
Si può utilizzare come dolcificante, come crema spalmabile o come base per delle creme veloci, senza dover aggiungere zuccheri.
Delizioso e geniale.

LET'S HAVE BREAKFAST!

*Polline e fiori edibili:
Il pizzico di polvere di fata di cui a volte abbiamo bisogno.
Nonostante il polline abbia mille proprietà ricostituenti che lo rendono a tutti gli effetti un super-alimento -altro termine che aborro, ma tant'è-, non è strettamente necessario per tirare insieme una colazione degna di questo nome, così come i fiori edibili.

Ma è bello incominciare la giornata con qualcosa di buono che appaghi un po' anche lo spirito, no?
Quindi vedete voi se la cosa è nelle vostre corde.

Basta. Non ci crederete, ma il post è finito.
Scegliete la vostra colazione e andate a pianificare la vostra sana routine, non è difficile.

Se ci riesco io...